«Fact Check», su Google un’etichetta contro le bufale online

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Internet. Finalmente una buona notizia! La disinformazione online (e la diffusione di bufale nella Rete) costringe le piattaforme web a prendere le dovute contromisure. Dopo la guida per gli utenti sulle «fake news» messa a punto da Facebook, arriva l’etichetta di verifica, «fact-checking», nel motore di ricerca di Google e in Google News.
«D’ora in avanti» – sottolineano i vertici della società di Mountain View in un comunicato stampa – «quando viene effettuata una ricerca, Google restituisce un risultato che contiene la verifica dei fatti. Questa informazione verrà chiaramente visualizzata nella pagina dei risultati di ricerca. Verranno mostrate informazioni sulla dichiarazione verificata, da chi è stata fatta e se una fonte ha verificato quella particolare dichiarazione. Le verifiche non sono fatte da Google ma da media ed editori che per usufruire di questa etichetta devono utilizzare gli standard sviluppati da Schema.org, Duke University Reporters Lab e da Jigsaw», la sezione di Google che si occupa di soluzioni tecnologiche.
«Rendendo queste attività di fact-checking più visibili nei risultati di ricerca» – sottolineano Justin Kosslyn, Product Manager di Jigsaw e Cong Yu, ricercatore di Google Research – «riteniamo che gli utenti possano esaminarle e valutarle con maggiore facilità per formarsi così opinioni e pareri informati. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la collaborazione di altre organizzazioni e senza il sostegno della comunità di fact checking, che è cresciuta fino a includere più di 115 organizzazioni».
Insomma, un’iniziativa degna di lodi che – quanto pare – sembra intenzionata a cambiare radicalmente il modo di vivere in Rete.

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FPC giornalisti e piattaforma S.I.GE.F.

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La piattaforma S.I.GE.F. continua ad aggiornarsi, proponendo altre novità di interesse.
Sul profilo personale di ogni iscritto sono disponibili e scaricabili gli attestati dei corsi di formazione frequentati nel 2017. Dopo avere digitato username e password, occorre accedere alla sezione i miei dati e cliccare su visualizza crediti. Selezionando poi il pulsante triennio 2017/2019 si può visualizzare il dettaglio dei crediti totalizzati fino a quel momento e per ogni corso FPC è possibile scaricare o stampare (in digital edition – Pdf) l’attestato del seminario frequentato.
Per ogni corso è disponibile, altresì, un questionario di gradimento che i giornalisti possono compilare on-line al fine valutare (complessivamente) l’evento seguito, l’adeguatezza delle strutture che lo hanno accolto e la chiarezza espositiva dei relatori. La compilazione dei questionari è uno strumento utile per gli iscritti ma anche per i Consigli regionali dell’Ordine e il CTS, che potranno così giudicare quali seminari sono risultati più efficaci e graditi alla categoria.
Sempre dalla piattaforma è possibile effettuare il download degli attestati riassuntivi del triennio FPC 2014/2016. Coloro che lo desiderano possono scaricare anche gli attestati dei singoli seminari frequentati.
(Maggiori informazioni sono disponibili sulla piattaforma S.I.GE.F. o presso le sedi regionali dell’Odg)..

Roma, Festa del Cinema 2015

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Partita. La Festa internazionale del Cinema di Roma, che quest’anno compie 10 anni, è appena cominciata. Si chiamerà sempre così, non più «Festival» ma Festa del Cinema, come ha stabilito Antonio Monda, neo direttore artistico della kermesse capitolina. Non ci sarà più (neppure) la tradizionale giuria a decretare il verdetto finale. Sarà solo ed esclusivamente il pubblico, in sala, a scegliere e premiare.
Le pellicole in programma all’Auditorium sono trentasette.
Il compito di aprire è toccato al thriller americano «Truth», diretto da James Vanderbilt; un film che racconta uno dei casi giornalistici americani più eclatanti, verificatosi all’inizio del XXI secolo; quella memorabile inchiesta su Bush, cioè, che – pur poggiando sul principio della libertà di stampa – coinvolse (purtroppo pesantemente) la CBS News, fino a determinare il licenziamento dell’allora produttore del programma «60 Minutes», oltre che di una reporter investigativa e del suo team.
Ma ecco un po’ di trama. Una giornalista (interpretata da un’impeccabile Kate Beckinsale) riesce, tramite una fonte riservatissima, ad acquisire delle prove contro l’allora presidente George W. Bush in merito ad alcune lacune che riguardavano il suo dovere militare nel ruolo di pilota dell’Aeronautica del Texas, tra il 1968 e il 1974. Il caso esplode rapidamente come una bomba. E quando il Procuratore le intima di rivelare la fonte – in osservanza alle disposizioni di legge sulla sicurezza nazionale, emanate dopo l’11 settembre – lei si rifiuta, senza arretrare di un centimetro, solidificando la sua inchiesta giornalistica.
Un bel film-verità, insomma, che mette in risalto il coraggio e la professionalità di un’operatrice dell’Informazione, non solo per aver tenuto fede da giornalista al segreto professionale.
Molto soddisfatto di questo lavoro, il regista James Vanderbilt (al suo esordio, dopo una brillante carriera di sceneggiatore), il quale in conferenza-stampa, fra l’altro, rispondendo alla domanda di una collega, ha detto: «I giornalisti? Sono dei veri e propri eroi!».